Un pò di Storia

La devozione verbicarese alla Madonna delle Grazie

L’origine al culto verso la Madonna delle Grazie di preciso non si sa, ma è sicuro che il popolo verbicarese scelse come protettrice e patrona la Vergine Maria, fin dalla nascita del piccolo borgo. Infatti  gli antichi abitanti  a lei dedicarono, una  chiesetta dal titolo “Santa Maria ad Nives”.nel cuore del primitivo centro storico,

Negli affreschi che ornano la chiesetta, guardando l’altare, lo sguardo giunge alla bella figura della “Madonna del Latte”, e da li il nostro pensiero ci porta all’immagine della Madonna delle Grazie, perché simile in tutto. Possiamo quindi dire, che le origini del culto alla Madonna delle Grazie può collegarsi a questo affresco, anche perché la statua attualmente esposta alla  devozione del popolo raffigura la Madonna nell’atto di allattare Gesù Bambino.. Ma non solo in questo il popolo verbicarese ha dimostrato la forte devozione alla Vergine Maria, nel tempo a Lei, hanno intitolato nel territorio tante chiese, tra cui la Chiesa Madre sotto il titolo di “Santa Maria del Piano

Durante il XVIII secolo, aumentò ancora di più la devozione alla Madonna . Da fonti,   sappiamo che era già forte negli anni imprecisati del 1600 la devozione alla Vergine, infatti, arrivata ai giorni nostri,  per la gioia dei nostri occhi. La preziosa tela raffigurante la Madonna delle Grazie, custodita e venerata nella parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Madonna delle Grazie. E questo ci fa capire che vi era una statua molto antica che veniva venerata, ma sicuramente andata distrutta.  Infatti nel 1717, com’ è annotato nei documenti della chiesa parrocchiale, fu acquistata la statua della Madonna delle Grazie, di pregevole fattura dell’artigianato sacro napoletano del ‘700 ( una leggenda popolare racconta). (2)

E fu portata nella piccola cappella di Santa Maria di Loreto, una chiesetta fuori dal paese. Dove ebbe inizio la solenne festa del 2 luglio. Una festa che richiamava gente anche dai paesi vicini e che durante il giorno, sostavano a pregare.  Ma una cosa molto bella di questo periodo, era la processione offertoriale, dei contadini che portavano davanti alla bellissima statua, bestiame e prodotti. Questa bellissima usanza popolare si è fatta fino agli anni ’60 ? Un’altra particolare offerta è quella del grano, portate in testa dalle donne nelle tradizionali “menzarule”. Tradizione che negli anni si era un po’ persa, ma ultimamente incrementata nella processione del 2 luglio. Con gli anni aumentavano i pellegrini che si recavano  nella cappella  in contrada Vaccarella per la festa. Quindi essendo la chiesetta troppo piccola, si pensò di trasferire e sistemare per un po’ la statua nella Chiesa di S. Pietro. E da qui la dicitura verbicarese, che la “Madonna sta in affitto”. (3) Qui la solenne festa del 2 luglio si ingrandì ancora di più. Le persone più anziane raccontano, che si svolgeva una grande fiera, commercianti di tutta la provincia si recavano a Verbicaro in questi giorni di festa.

Come già detto in precedenza, il popolo verbicarese diceva sempre che “la Madonna sta in affitto. Quindi era loro desiderio di costruire  un tempio dedicato soltanto a Lei. Siccome la Chiesa di S. Pietro doveva essere restaurata. Si pensò di spostare la Statua della Madonna in Chiesa Madre. Il popolo verbicarese per tutte le grazie ricevute in varie occasioni, lo scampato terremoto del 5 febbraio del 1783, infatti a distanza di un mese, il 5 marzo 1783, la Madonna venne incoronata con le due nuove corone argentee e acclamata Patrona del popolo verbicarese. Il popolo in tale data di ogni anno decise di fare festa, portando in processione insieme alla Madonna, pure la statua del compatrono San Giuseppe. In questa occasione la Madonna veniva chiamata “a Madonna du  terremotu”.  Un altro evento calamitoso fu il colera del 1887, il popolo attribuì  alla Madonna  e San Giuseppe la grazia allo scampato colera. Così per ringraziare, il popolo ebbe il desiderio di e a istituire la seconda festa votiva nella seconda domenica di domenica. Anche in questa occasione la Madonna viene chiamata sotto un altro nome “a Madonna i  Santi Martinu” o anche “a Madonna du colera”. E anche in questa occasione si faceva una solenne processione, e sempre in questa occasione insieme alle due statue si aggiungeva quella di San Vincenzo Ferreri. Questa festa votiva si è fatta sentire ancora di più, il colera e la rivolta del 1911. Dove Verbicaro fece parlare molto di se. Quest’altra processione ora non si fa più. E stata  ricordata  nell’anniversario dei 100 anni (4)

(2)

Un duca molto ricco, aveva un solo figlio, un giorno suo figlio si ammalò.  La mamma pregava la Madonna sotto il titolo di Madonna delle Grazie, notte e giorno. Una sera l’uomo tornando a casa trovò il figlio che stava meglio e chiese alla moglie cosa era successo in sua assenza. La moglie gli disse che per tutto il tempo aveva pregato la Madonna delle Grazie. In quel tempo a Verbicaro, una statua che raffigurava la Madonna delle Grazie non c’era, così il duca decise di mettersi in cammino per trovare questa statua e comprarla. Fa un lungo viaggio e arriva a Genova, dove in una bottega vede una bellissima statua. Entra e chiede della statua che vuole comprare, ma il proprietario, gli dice: che non è in vendita. Il duca insiste tanto, alla fine per convincere il commerciante gli racconta la storia e la grazia ricevuta. Finalmente il commerciante si convinse. Il duca comprò la statua. La statua da Genova, viaggio via mare e arrivò a Cirella. Poi venne trasportata sulle spalle da alcuni uomini che viaggiarono lungo il fiume Abatermarco . La statua fu portata nella chiesa della Madonna di Loreto, dove il 2 luglio iniziò una solenne processione.

(3)“ La Madonna sta in affitto”. dicitura detta dalle persone anziane

Festa Patronale

 


affresco

Gli affreschi del Cinquecento a Verbicaro


  • Chiesa di S.Pietro

    nella struttura settecentesca e nei caratteri architettonici, ad unica navata rettangolare, abbastanza ampia, sobriamente decorata, sorgeva alla periferia del paese in uno spiazzale, detto “mpedi dd’urma” (ai piedi dell’olmo), per un olmo che vi vegetava, fiancheggiato da un torrente, che per la vicinanza alla chiesa venne denominato canale di S.Pietro. Le acque del canale, però, a regime torrentizio, specialmente nelle piene invernali, non frenate da alcuna briglia o argine, determinarono col tempo, per la loro forza erosiva, franamenti del terreno, che minarono la stabilità della chiesa, la quale, divenuta pericolante, fu chiusa al pubblico nel 1930. Fu demolita nel 1950 per evitare che crollasse, lo spiazzo rimasto libero sistemato e consolidato porta il nome di piazza S.Pietro. La campana datata 1719 è conservata nella chiesa madre come pure tutto l’arredamento sacro di pertinenza della chiesa e la statua di S.Pietro, di pregevole fattura dell’artigianato sacro napoletano del ‘700.

san-pietro


  • Il monastero dei domenicani.  

  • Fu costruito fuori dal centro abitato, in una zona pianeggiante, denominata, perciò, il “piano”, che ora costituisce il punto di riferimento del paese, dopo la sua espansione urbanistica. A pianta quadrangolare, con al centro il chiostro e sull’ala destra la chiesa di S.Domenico, orientato verso nord-ovest, opera di esperte maestranze locali, esprimeva caratteri e motivi stilistici dell’architettura cinquecentesca, come si poteva notare dal portale e dalle arcate della Chiesa. Vicino, era ubicato un piccolo ospedale per i poveri. Il monastero ebbe una durata molto breve, venne soppresso dopo un trentennio appena di attività. I beni vennero assegnati alla chiesa parrocchiale. Con il passare del tempo, l’edificio, non più abitato e non più curato crollò parzialmente. Nulla più resta del vecchio monastero, ad eccezione di una parte dell’ala sinistra, quasi completamente rifatta e riadattata ad uso di abitazione privata. Per il resto, al suo posto, sorge l’attuale Piazza Piave con il Monumento ai Caduti. Neppure la chiesa esiste più, demolita nel 1930 per la sua malferma stabilità.


  •  Tra il 1600 e il 1700, oltre alle cappelle filiali direttamente dipendenti dalla chiesa parrocchiale, erano sorte cappelle rionali ad iniziativa e devozione di privati: quella di S.Giacomo, di S.Antonio Abate, di S.Sebastiano, di S.Maria Maddalena, le quali ebbero vita breve poichè erano scarsamente dotate di fondi. Quasi nessuna traccia è rimasta di queste cappelle se non il ricordo del nome trasmesso e rimasto alle vie adiacenti.
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Due parrocchie, una sola comunità

parrocchie di verbicaro

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